| Novità Irap 2010 |
|
L’IRAP, l’imposta regionale sulle attività produttive, tra i tanti balzelli che affliggono le piccole e medie aziende italiane non è di certo tra le tasse più popolari. L’I.R.A.P. è un’imposta regionale, a carattere reale ed indeducibile dalle imposte personali sul reddito (Irpef / Irpeg ora Ire / Ires). L’Irap ha soppresso altre tasse quali Ilor, Iciap, imposta sul patrimonio netto, tassa sulla partita Iva, tassa salute (contributo SSN) e altri contributi minori, tasse di concessione comunali. Il gettito dell’Irap va alle Regioni, che lo impiegano nella maggior parte dei casi per finanziare la sanità. Sono soggetti al pagamento dell’IRAP tutti coloro che esercitano in modo abituale e continuativo un’attività autonomamente organizzata diretta alla produzione o allo scambio di beni o alla prestazioni di servizi. Moltissime persone fisiche e giuridiche, compresi Stato, enti pubblici e amministrazioni dello Stato, sono soggetti passivi dell’imposta. L’Irap non si applica ai lavoratori autonomi che esercitano l’attività in assenza di capitali e lavoro altrui secondo la Sentenza 21/5/01 n. 156 della Corte Costituzionale. Sul concetto di attività organizzata vi sono inoltre altre numerose sentenze di primo e secondo grado formulate sulla base delle istanze di rimborso presentate da molti professionisti e imprenditori individuali. Secondo una ricerca svolta dal settimanale economico ItaliaOggi7, l’Irap 2010 -relativa all’anno fiscale 2009-, si presenta con una mappa geofiscale estremamente frastagliata e articolata. I contribuenti dovranno confrontarsi con oltre 120 regimi differenziali adottati dalle regioni e dalle provincie autonome del Paese, con istanze differenti sul territorio sia sul piano della disposizione che della classificazione dell’attività. La varietà di utilizzo della potestà tributaria risponde a differenti esigenze regionali, come ad esempio quella di aiutare alcune attività in difficoltà economica o favorire lo sviluppo di alcuni settori, o, ancora, privilegiare aziende a basso impatto ambientale. E’ questo il caso, ad esempio, della maggiorazione applicata dalla Sicilia per le imprese di raffinazione petrolifera. In altri casi le singole regioni hanno messo in pratica delle politiche che vanno a discapito di interi comparti produttivi, come i regimi differenziali a sfavore previsti per banche, società finanziarie e per imprese di assicurazioni. Tra i vari provvedimenti attesi sono confermate le agevolazioni per eventi calamitosi, alcune riduzioni per le piccole imprese e le sanzioni, sottoforma di maggiorazione, per le regioni che hanno sforato nella spesa sanitaria (Abruzzo, Campania, Lazio, Calabria, Molise Puglia, Sicilia). Entrando nel merito di alcune delle disposizioni Irap 2010 ratificate dalle regioni, il Friuli Venezia Giulia ha approvato una riduzione dell’Irpef al 2.95% per le imprese aventi almeno un dipendente e meno di 5. Stesso regime per gli esercenti arti e professioni con almeno 1 dipendente e volume d’affari non superiore ai 120 mila euro. Si pone sulla stessa scia la regione Sardegna che applica una riduzione al 2,98% per le piccole medie imprese, che rientrano nella definizione del decreto del 18 aprile 2005. In alcuni casi gli enti titolari della potestà tributaria hanno inserito iniziative a favore del terzo settore. E’ il caso del Veneto che prevede un’aliquota ridotta al 2,35% per cooperative sociali iscritte nella sezione A dell’albo regionale con valore di produzione non superiore ai 100 mila euro, e per le aziende pubbliche di servizi alla persona (Asp) succedute a Ipab. Anche la Toscana ha incluso la stessa agevolazione, mentre la provincia di Bolzano ha addirittura previsto l’esenzione per tale categoria. La provincia autonoma di Trento ha inserito l’agevolazione per i soggetti che operano nel settore agricolo e piccola pesca. A sostegno dell’impresa, la stessa provincia prevede inoltre una riduzione al 2,9% per i soggetti che applicano l’imposta con l’aliquota ordinaria del 3,9% e che non sono incorsi in sospensione dell’attività. Infine, merita una piccola nota a margine la categorizzazione merceologica a cui i contribuenti devono fare riferimento per la propria attività, a cui si deve prestare particolare attenzione, in quanto può essere causa di qualche equivoco o fraintendimento. Generalmente le leggi regionali per identificare i comparti produttivi si rifanno alle codifiche Istat, ma in molti casi fanno capo a codifiche Atecofin 2004 o alle codifiche Ateco 2007, il che può comportare un po’ di confusione.
|


